ZONE A PROTEZIONE SPECIALE (ZPS)…dall’era del piombo a quella dell’acciaio.

 

Questo è l’ennesimo colpo basso a danno dei cacciatori italiani. Non esistono ancora prove certe che l’inquinamento da piombo sia dovuto alle cartucce sparate dai cacciatori, né tanto meno che nei luoghi dove sono state rinvenute anatre malate di saturnismo, la patologia sia legata all’uso di pallini di piombo utilizzati nelle cartucce da caccia. L’uso in Italia di questo tipo di munizione  non è ancora attuabile, in quanto sono troppe le controindicazioni soprattutto in merito alla sicurezza.

Per poter sparare questo tipo di cartucce occorrono fucili con caratteristiche ben precise e sottoposti a prove specifiche per l’utilizzo di pallini in acciaio. Le armi in circolazione attualmente non consentono quindi un uso in piena tranquillità di questo componente essenziale della cartuccia. Tanto meno si può obbligare ogni singolo cacciatore italiano ad acquistare un fucile specifico per cacciare nelle zone umide.
I pallini di acciaio sono pressoché indeformabili e perciò, oltre che per il ridotto borraggio necessario, offrono una resistenza poco elastica ai gas, non ne ammortizzano la pressione, così che la pressione massima in canna viene raggiunta in un tempo molto più rapido rispetto all’uso dei pallini di piombo.

Fondamentale invece risulta essere il grado di strozzatura della canna. Quando il contenitore  giunge al cono della strozzatura, a causa della indeformabilità dei pallini, viene frenato bruscamente e la parte centrale della carica si muove in avanti; ne derivano elevate sollecitazioni che possono provocare rigonfiamenti nella canna, visibili dopo pochi colpi sparati. In armi vecchie con canne sottili e impiegando pallini di grosso diametro, si ha un rigonfiamento già dopo poche decine di colpi e con poche centinaia di colpi la canna è da buttare.

Le munizioni con pallini di acciaio denotano soprattutto limiti di utilizzo nelle lunghe distanze. Non è consigliabile infatti sparare a distanze sopra i trenta metri, pena un effetto lesivo sull’animale poco efficace, se non nullo. Ci risulta che nel nord Europa più di una nazione stia seriamente pensando all’abbandono dell’acciaio, in quanto gli anatidi vittime di ferimenti e di conseguenti lunghe sofferenze siano molto più che le prede incarnierate. In america da anni si sperimentano con successo cartucce caricate con pallini di leghe non tossiche che hanno dimostrato rendimenti balistici e micidialità verso l’animale nettamente superiore all’acciaio. Ci risulta anche che a Bruxelles qualcuno si stia battendo per il ripristino dei pallini nichelati.

Il saturnismo per giungere a livelli letali in un anatra richiede quasi sempre una media di 4 anni di tempo, (l'assorbimento del piombo è lento e un anatra non è detto che di pallini di piombo ne ingerisca di continuo, anzi si pensa che sia un fatto puramente casuale) mentre la vita media di un'anatra selvatica che frequenti abitualmente le zone di caccia difficilmente arriva a 3-4 anni.
Tutto fumo e niente arrosto quindi e ben stanno facendo nel Nord Europa a bandire l'acciaio e tornare al piombo, che in fin dei conti in 300 anni di caccia non ha mai creato veri e certificabili danni.

Ho condotto personalmente una piccola indagine tra le armerie sparse nel territorio italiano, e lo scenario che si apre davanti ai cacciatori dediti per lo più alla caccia in zone lacustri è a dir poco inquietante. La maggior parte delle armerie interpellate è assolutamente impreparata e, soprattutto, non ha previsto negli ordini che vengono fatti in primavera presso le case produttrici di cartucce, l’acquisto di munizionamento con pallini no-toxic. Ancor più preoccupante è la scarsa produzione nazionale di queste cartucce, che è oggetto di poche grandi aziende, a confronto con le munizioni di produzione estera le quali offrono diversi tipi di cariche con pallini in bismuto, tungsteno e leghe a bassa tossicità. Entriamo più nel particolare e a ciò che più interessa il cacciatore.

Per cartucce con pallini di acciaio di grammatura compresa tra i 24 e i 36 grammi, escludendo le magnum, le cartucce offerte dalla produzione nazionale hanno un costo oscillante tra i 10 e i 20 euro a scatola da 25, mentre se passiamo alle munizioni di produzione estera arriviamo a toccare i 35 e 45 euro a scatola da 10.

Se confrontate con le cartucce in piombo, e parliamo della produzione italiana, ai cacciatori italiani i prezzi potrebbero sembrare in linea con i costi attuali, ma ad una più attenta analisi possiamo vedere che si paga una cartuccia da 28/32 no-toxic, che non garantisce una ottima performance su animali come anatre, quanto una munizione in piombo da 36/38 grammi. A questo va aggiunta anche la non perfetta conoscenza balistica dell’acciaio in Italia per cui si potrebbero avere cartucce “in regola” ma dalle dubbie doti balistiche. Passiamo al confronto con le cartucce estere. La tradizione americana con l’acciaio risale a molti anni or sono e sono nati propellenti, contenitori e bossoli specifici per questo tipo di caricamento che ha portato al confezionamento di ottime cartucce. Pagare una singola cartuccia 3 o 4 euro francamente ci fa riflettere sulla reale convenienza di praticare ancora questo tipo di attività venatoria, se non addirittura l’attività venatoria di per se. A questo va aggiunto anche l’esborso di svariati euro per l’acquisto di un’arma adatta a sopportare lo stress dell’acciaio e la non facile reperibilità di queste cartucce. Tutto questo in nome di cosa?

Ci fa davvero riflettere la novità presentata dall’Assessore Umbro con delega alla caccia, Lamberto Bottini, sulla “postilla” inserita nella bozza del calendario venatorio, dove si vietano i pallini di piombo e si anticipa di un anno l’uso di cartucce no-toxic in tutte “le zone umide naturali e artificiali , compresi i prati allagati e in una fascia di rispetto di 150 metri dai loro confini”. Il divieto assoluto di caccia in tutte le aree definite “umide” è dietro l’angolo, per il momento sarà difficile, se non impossibile, cacciare quest’anno nella ZPS del Lago Trasimeno, in prossimità del Padule di Colfiorito, in prossimità delle zone umide ricompresse nelle ZPS della Valle del Tevere-Lago di Corbara-Alviano e nei Laghi di Piediluco e dell’Aia. Dal 2008 il divieto rischia di essere esteso in tutte le ZPS “umide” d’Italia.

Francamente questo provvedimento ci lascia esterrefatti perché dimostra l’assoluta non conoscenza delle normative e la loro corretta applicazione. Dimostra ancora una volta come le esigenze del politically correct la faccia da padrone sulle reali necessità, in nome di un ecologismo falso e speculativo e del menefreghismo verso chi con la caccia ci campa. Si vuol chiudere la caccia a tutti i costi? Bene, fate una legge e così tutti ci metteremmo l’anima in pace, i cittadini-cacciatori sono stufi di essere presi in giro, di essere usati da tutti come merce di scambio, e soprattutto non vogliono essere più rappresentati da Associazioni che un giorno vanno a braccetto con un Ministro e il giorno dopo lo bacchettano, una settimana prima lodano e la settimana dopo criticano. CI VUOLE COERENZA!!! Se bisogna dire “sì” lo si dica, se si vuole dire “no” lo si urli con coraggio, strappando guinzaglio e museruola di partito.

 

Luca Stincadini

ANLC