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Anuu: Legge comunitaria, la fiera delle idiozie PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 20:19

anuuQualcuno voleva scatenare un gran putiferio e ci è riuscito. In Italia basta parlare di caccia nemmeno vorremmo dire a favore, ma con mentalità aperta e possibilmente distaccata, che subito si assiste a una levata di scudi tanto più vergognosa quanto più sapientemente orchestrata e sintomo di assoluta incompetenza in materia. Di più: è sintomo di precisissima volontà di rimescolare le carte e confondere ancor più le idee a un’opinione pubblica che, quando va bene, causa ovvia mancanza di conoscenza diretta delle norme e delle leggi che regolano il settore, si ferma alla solita questione “caccia sì – caccia no” (piatto d’argento per chi si diletta di sondaggi). Stiamo dunque leggendo e sentendo di tutto, senza la minima dignità anche professionale di chi dovrebbe fare informazione innanzitutto documentandosi e poi offrendo spazi anche alle voci dissonanti da questo coro bene orchestrato. Perché non si creda che le voci diverse non vi siano e soprattutto non si pensi che tali voci non poggino su basi tecnico-giuridiche solide, le quali invece mancano alla grandissima maggioranza di chi sbraita contro per partito preso, soltanto per smuovere il lato emotivo del pubblico “profano”.

Assistiamo perciò all’eterogenea parata di questi soggetti che hanno fatto dell’apriorismo il proprio mestiere – e probabilmente non unicamente sulla questione della caccia – tra i quali annoveriamo animalisti e ambientalisti vari (troppi da elencare, basti leggersi l’appello sottoscritto da oltre cento di queste associazioni) e molti giornalisti (alcuni nemmeno si firmano più, come l’estensore dell’articolo “Vince la lobby del fucile ma così perde l’Italia” apparso su Il Giornale che parla in prima persona pur firmandosi “la redazione”) tra cui spiccano quelli di Repubblica con il noto Cianciullo in testa, per tacere di non pochi esponenti politici. Tra questi ultimi, a parte i soliti Bonelli ora Presidente dei Verdi (?!), Morelli Consigliera regionale della Liguria, Della Seta tipico rosso-verde scaturito dalle ceneri della Prima Repubblica tanto per citare i primi tre che ci vengono a mente, sembrano ora aggiungersi alcune animaliste assai scatenate che non onorano con la dovuta ragionevolezza e cognizione di causa il loro importante ruolo istituzionale quali le Ministre Prestigiacomo e Brambilla. In questo bel calderone fumante falsità spiccano pure pregevoli personaggi della cultura e della scienza come Umberto Veronesi, che sul Corriere si è lasciato andare a commoventi invenzioni sui nidi vuoti e sui piccoli rimasti senza cibo per l’uccisione dei genitori, nonché a illazioni sui violenti istinti primordiali di cui i cacciatori sarebbero pervasi. Sarebbe bastato, invece, fermarsi alla prima dichiarazione: “personalmente sono a favore dell’abolizione totale della caccia per questione di principio”, poiché detto ciò tutto quanto ha aggiunto dopo sarebbe diventato inutile, anzi ci avrebbe risparmiato le successive affermazioni insensate e senza alcun fondamento concreto. Tutti poi, ma guarda un po’ qual coincidenza, hanno taciuto sul punto focale del testo licenziato dal Senato: il formale recepimento nell’ordinamento nazionale della Guida interpretativa sulla corretta applicazione, in riferimento alla caccia, dell’arcinota Direttiva “Uccelli”. Una Guida che non ha voluto e approvato Pinco Pallino, bensì la Commissione UE Ambiente, istituendo uno specifico gruppo di lavoro che per tre anni abbondanti vi si è dedicato e del quale fecero parte sia gli ambientalisti (BirdLife International) che i cacciatori (la FACE, Federazione delle Associazioni Venatorie dell’UE). Tale Guida, pubblicata ufficialmente nel marzo 2009, si fonda in soldoni su criteri e parametri tecnico-scientifici (con un occhio di riguardo per le pronunce della Corte di Giustizia UE accumulatesi negli anni nei confronti di TUTTI i paesi membri) che consentono di individuare una stagione di caccia compatibile con i costumi riproduttivi e migratori delle specie di uccelli contemplate dalla Direttiva stessa. L’Italia, se arrivasse anche alla Camera il recepimento formale nella legislazione nazionale di questo documento, sarebbe il primo Stato membro dell’Unione a effettuare quindi un passo in avanti decisivo, altro che indietro! Questo è il dato, tutto il resto è demagogia e populismo a buon mercato, cha scandalosamente non ammette repliche o precisazioni. Ringraziamo il giornalista del Corriere Maurizio Donelli per aver cercato di chiarire i termini della vicenda, ma la sua sola voce non basta. Consigliamo ai Soloni di andare a verificare durata della stagione venatoria e specie cacciabili negli altri Paesi UE, per rendersi conto di quanto parlino a vanvera. Ma forse basterebbe ridurre il tutto a semplicissima malafede per una bieca questione di interessi, altro che tutela della fauna selvatica… Speriamo che, prima o dopo, una seria e approfondita, nonché divulgata, indagine parlamentare faccia un po’ di luce nel buio sottobosco dell’animalismo italiano e forse qualcuno dovrà ricredersi.

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