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1. Utilizzare ogni canale lecito per migliorare l’immagine infangata sulla caccia, attivandosi per far sì che ogni contatto diventi fonte di apertura per la nostra causa, coinvolgendo enti e/o persone a noi vicine. Partecipare a convegni, forum su ambiente, caccia e agricoltura portando ovunque il pensiero dei cacciatori. E’ un passo fondamentale per il rilancio della caccia. Tutti i media devono essere interessati, nessuno escluso. E’ necessaria l’unità di tutto il mondo venatorio indipendentemente dalle associazioni e dai vecchi partiti di appartenenza. Sensibilizzare inoltre tutte quelle categorie che come noi svolgono attività all’aria aperta.
2. Intervenire attivamente, secondo le proprie possibilità e disponibilità, agli interventi di ripristino e sussistenza ambientale e faunistica delle nostre zone / regioni come “sentinelle ambientali”. E’ necessario stringere con il mondo agricolo accordi sempre più serrati, poiché la caccia è inscindibile dalla qualità del territorio. Partecipare agli interventi sull’ambiente, proporre interventi di mantenimento delle zone umide, incentivare la creazione di nuovi habitat atti ad ospitare le specie tipiche delle nostre zone. Monitorare, in collaborazione con il mondo agricolo, il territorio e le specie cacciabili come qualità e densità. Rispettare le esigenze degli agricoltori i quali vivono dei proventi della terra e cercare in tutti i modi di non danneggiare la campagna, mantenendo un comportamento esemplare sia dal punto di vista etico che pratico.
3. Intraprendere con il mondo agricolo e rurale un progetto comune rispettando tutto quello che possiamo fare reciprocamente, ma che realmente non e’ mai stato fatto. Da parte dei cacciatori è necessario un maggior rispetto per il mondo agricolo in quanto le persone di questa categoria vivono dei proventi della terra e non dobbiamo in alcun modo danneggiare la campagna, mantenendo un comportamento esemplare sia dal punto di vista etico che pratico.
4. Istituire un fondo “extra” per i danni causati involontariamente dalla nostra attività a tutte quelle categorie a noi direttamente collegate. Creare un fondo per i danni causati dall’attività venatoria, gestito da un ente preposto a livello regionale o a livello provinciale.
5. Cercare di coinvolgere nelle nostre problematiche il mondo della pesca, sia amatoriale che sportiva e professionale, nell’interesse comune in quanto vi sono delle leggi che ci coinvolgono entrambi e che oggi sono in forte pericolo di venire messe in discussione.
6. Tenere rapporti con gli organi di vigilanza e di Polizia Giudiziaria nel reciproco rispetto ed interesse; organi messi in difficoltà da delle leggi assurde che non tutelano nemmeno i loro interessi. Rispettare al massimo tutti i corpi di polizia addetti al controllo su Caccia, Pesca e Ambiente. Coinvolgere le stesse autorità nel redigere piani di controllo nella lotta al bracconaggio, nella prevenzione incendi e in tutti i reati ambientali.
7. Le attività commerciali e industriali del settore OUTDOOR, sono una componente enorme nell'economia italiana. Coinvolgere tutto l’indotto della caccia è fondamentale per creare un bacino elettorale e una forza socio-economica tale da rendere il “Comitato” forte. E’ necessario conoscere le problematiche, le necessità di questa fetta di mercato strettamente collegata alla caccia. Fondamentale il coinvolgimento di Assoarmieri, Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato e tutte le associazioni di categoria collegate ad esse.
8. Rivedere tutti i Piani Faunistici riconteggiando tutte le percentuali di terreno, includendo strade, case, ferrovie ecc. Segnalare Parchi, Riserve naturali, Zps, Sic e qualsiasi terreno sottoposto a regime particolare di caccia. Per le Zps e le Sic è necessario adeguarsi alle direttive comunitarie e non emanare provvedimenti eguali per ogni zona, ma dopo uno studio sul reale stato di flora e fauna, proporre un regolamento specifico dove ce ne sia il bisogno, tutelando solo le specie in flessione. Pretendere comunque che tali aree siano tabellate. NO ALLA PARCOMANIA, SI ALLA GESTIONE DEI PARCHI
9. Rivedere completamente il calendario venatorio. Cercare una certa omogeneità dei calendari venatori, adeguare il calendario venatorio italiano alle direttive comunitarie. Introdurre il modello di calendario venatorio francese: apertura per singola specie da Agosto a Febbraio. Utilizzare in pieno le deroghe attraverso l’uso della “Guida interpretativa” e dei suoi allegati. Introdurre la possibilità di utilizzare le carabine calibro .22 e ad aria compressa con potenza superiore ai 7,5 Joules per il controllo di tutti gli animali nocivi.
10. Rivedere il carniere, sia giornaliero che come limite massimo di capi abbattibili, per stanziale e migratoria secondo lo stato di ogni singola specie.
11. Includere nelle specie cacciabili e, non più in deroga, le seguenti specie: Storno e Passera d’Italia
12. Difendere ogni forma di caccia tradizionale.
13. Rivedere tutte le ripartizioni degli ATC oggi frammentarie e ingestibili allargandoli a livello Provinciale. Rendere la mobilità più flessibile: mobilità completa per la fauna migratoria all’interno delle regioni, istituzione di un pacchetto di 20 giornate da utilizzare in tutto il territorio nazionale. Prevedere, per chi caccia da appostamento fisso, un pacchetto di giornate minime da usufruire in altre forme di caccia. Controllo del numero degli appostamenti fissi in special modo di quelli al colombaccio. Stabilire regolamenti chiari per la caccia in battuta al cinghiale. Disincentivare le cacce primaverili all’estero e tutelare le specie in estinzione.
14. Difendere l’Art. 842 come punto cardine da mantenere per il futuro della caccia in Italia.
15. Rivedere tutta la legislazione riguardante i richiami vivi oggi troppo complessa e maniacale
16. Introdurre l’omogeneità dei criteri nelle aperture e preaperture in tutta Italia
17. Ridare libertà di gestione e indipendenza all’ INFS, oggi passata sotto il controllo del Ministro dell’Ambiente con palese conflitto di interessi che può portare a maggiori faziosità nei confronti del mondo venatorio. Obbligare l’istituzione degli osservatori regionali faunistici previsti per legge, che di concerto con l’INFS libero da vincoli politici, possano elaborare piani chiari e scientificamente provati di abbattimento per gli ungulati e per la selvaggina di ogni tipo. Maggiore coinvolgimento dei cacciatori nel controllo delle specie e del territorio attraverso dei questionari e/o il tesserino venatorio.
18. Introdurre la possibilità di cacciare 4-5 volte la settimana la migratoria escluso i giorni di silenzio venatorio
19. Rendere i Comitati di Gestione degli ATC eletti dai cacciatori e ripartiti secondo le preferenze. Coinvolgimento dei cacciatori nella gestione di ogni ATC attraverso incontri o seminari da tenersi periodicamente, istituzione di un “punto di ascolto” dei cacciatori in ogni ATC.
20. Rivedere tanti articoli della legge 157/1992 ormai vetusta, inadatta ed obsoleta.
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