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Agricoltura biologica e sostenibile
I principi fondamentali dell’agricoltura biologica si basano sul utilizzo di metodi naturali per la gestione delle coltivazioni arboree e erbacee,favorendo risorse rinnovabili e il riciclo, con restituzione al terreno di sostanze nutritive. Questi principi che andiamo a elencare,e successivamente a illustrare sono fondamentali per il riconoscimento di un prodotto biologico,quindi con impatto ambientale pressochè nullo!! 1)utilizzo di sostanze naturali per il controllo e il contenimento di mallattie funginee e degli insetti. 2)utilizzo di mezzi meccanici per l'eliminazione di erbe infestanti,riducendo così l’impatto ambientale da diserbanti che vanno a inquinare falde acquifere ed entrano nella catena alimentare della selvaggina 3)alimentazione degli animali con mangimi naturali(vegetali) 4)zone di set aside (non coltivate)che servono per il riposo del terreno favorendo sosta di uccelli migratori (frequentatori di prati)e aree limitrofe luoghi importanti per lafauna e la flora per quelli stanziali 5) la frontiera del bio-diesel
1)Insetticidi Vegetali
Gli insetticidi vegetali hanno un basso impatto ambientale pur esplicando la loro funzione in modo del tutto soddisfacente. Sono usati principalmente in agricoltura biologica perciò è consigliabile il loro uso soprattutto nel nostro orto domestico. Per corretto utilizzo, dobbiamo effettuare innanzitutto un controllo delle nostre piante, sia da orto che fruttifere e individuare i focolai di infestazione da acari, afidi o cocciniglie, trattare esclusivamente le piante interessate o, nel caso di fruttiferi, le parti di pianta colpita da infestazione. Ricordate che in agricoltura biologica è preferibile il trattamento curativo piuttosto che trattare indiscriminatamente per prevenire. Di seguito alcuni insetticidi dell’agricoltura bio. Rotenone Il Rotenone ,viene estratto dalla Derris elliptica agisce per contatto su molti insetti (Tripidi - Ragnetti rossi - Aleurodidi - Tignole - Dorifora - Psilla - Tignola dell'usa - Curculionidi - Altiche - Vermi del porro ecc.).Più il suo grado di purezza è elevato più è efficace nel suo effetto,solitamente il suo costo aumenta con la purezza. Il rotenone va’ diluito in un'acqua leggermente acida, va usato subito dopo la miscelazione, e preferibilmente la sera perché così la bagnatura fogliare dura più a lungo. Piretro Va distinto in 2 diversi tipi, il primo è di sintesi,molto utilizzato,ma nn in agricoltura biologica e il secondo viene estratto da dei fiori.Agisce per contatto e va a attaccare il sistema nervoso centrale degli insetti,provocando così la paralisi con la conseguente morte Rotenone - Piretro Questa miscela da un'azione più efficace ma di una durata non superiore da uno a due giorni. Va nebulizzata con getto finissimo sulle foglie, ed i giovani germogli dove più facilmente si trovano i fitofagi. Anche per questa miscela va prestata attenzione alla preparazione dell'acqua che deve essere a pH neutro o leggermente alcalino. L'efficacia di questi prodotti non da risultati al 100% ma hanno il grande vantaggio di non creare problemi all'ecosistema. Oli minerali Quello purissimo è usato in agricoltura biologica ed agisce sulle uova e forme svernanti per asfissia. Nell'uso dell'olio bianco vanno osservate delle precauzioni per evitare effetti fitotossici: A) non va miscelato con prodotti che contengono zolfo o con lo zolfo stesso. B) Va usato almeno due settimane dopo una zolfatura. C) lavare molto accuratamente le macchine irroratrici per non lasciare nessuna traccia di zolfo prima e dopo l'uso. L'olio bianco controlla afidi - acari - cocciniglie - psilla e larve di lepidotteri. In agricoltura biologica è usato per i trattamenti invernali sugli alberi da frutto. L'olio che si acquista è addizionato con emulsionante ma è indispensabile agitare bene la miscela acqua - olio Va nebulizzata finemente ricoprendo rami e foglie in modo uniforme. Le piante tollerano abbastanza bene l'olio bianco ma molto influisce il clima (l'ideale sono temperature fresche, meno di 27°C e tempo secco ), e le specie di varietà. La sua efficacia si riscontra anche contro la ruggine e l'oidio. Non sono le temperature alte che creano problemi, ma lo stress idrico che può provocare danni nell'uso dell'olio. Infatti venti secchi aumentano la traspirazione aumentando così il fabbisogno d'acqua e questa situazione può provocare asfissia alle foglie. Al contrario quando il tempo è umido l'olio evapora più lentamente aumentando così, con un prolungato contatto, la possibilità di ustioni; Gli effetti sgradevoli si possono manifestare anche dopo diverse settimane il trattamento. Per l'uso degl'oli sugli agrumi ci sono delle precauzioni da rispettare: A) Le irrorazioni fatte dopo ottobre possono aumentare i danni da freddo. B) In agosto - settembre i trattamenti possono influenzare negativamente il contenuto in sostanza secca e influenzare la maturazione ritardandola. C) La primavera è comunque il momento migliore per l'impiego. Lotta microbiologica La lotta microbiologica sfrutta il fatto che questa classe di artropodi è soggetta a infezioni parassitarie,provocate da microorganismi,questo metodo è molto selettivo,e molto efficace nei cinfronti di diversi parassiti delle piante agrarie. La sua azione è molto selettiva e non arreca danno alle popolazioni di insetti utili, tantomeno a persone e animali.La sua particolare tipologia ne consente l'utilizzo in ambienti naturali di grandi dimensioni (foreste) dove la tradizionale difesa fitoiatrica con interventi chimici è difficilmente applicabile,senza che vi siano conseguenze negative per l'ambiente. Laproduzione di patogeni è economicamente vantaggiosa,con costi a curva discendente, ed è economicamente estendibile anche per le applicazioni di pieno campo a differenza di altre tecniche di lotta biologica che presentano in questa area dei limiti applicativi.Gli agenti patogeni che utilizzano sono:virus,batteri,funghi,nematodi e protozoi. Virus L'azione del virus si distingue in 2 categorie: virus con corpi di inclusione proteica(di occlusione), cioè virus occlusi oppure virus nudi (senza corpi di inclusione proteica). Nella lotta biologica vengono utilizzati solitamente dei virus con corpo di inclusione proteica, i quali formano una capsula di protettiva che include le particelle virali che permangono più a lungo nell’ambiente. Nella maggior parte dei casi i virus infettano gli insetti allo stadio larvale e per ingestione, nel loro canale digerente vengono sciolte le strutture proteiche dei corpi di inclusione, quindi si liberano le particelle virali che si diffondono e infettano le cellule epiteliali del canale alimentare. L’esito finale dello stato morboso è in genere la morte dell’ insetto (da 3 a 8-9 giorni dall infeziione) Batteri Nella lotta biologica i batteri entomopatogeni che presentano un maggiore interesse sono quelli sporigeni,che oltre a conservare una buona capacità di conservazione hanno anche la capacità di diffondersi nell'ambiente e conservare a lungo la loro patogenicità. I batteri che sono immessi nell’ambiente si comportano fondamentalmente in 2 modi: -una volta immessi sono in grado di diffondersi autonomamente in modo efficace e duraturo -dopo l'immissione non sono in grado di colonizzare in modo sufficientemente duraturo l'ambiente; in questo caso parliamo di bioinsetticidi o "insetticidi biologici" Al genere bacillus appartengono i batteri sporigeni che vengono attualmente utilizzati nella lotta biologica e più precisamente il bacillus popilliae e il bacillus thuringensis, il primo provoca una setticemia il secondi invece produce una tossina,la quale è il principale fattore di decesso dell ospite. Il bacillus thuringensis ha avuto un discreto successo e viene utilizzato nella lotta ai lepidotteri defogliatori, la caratteristica principale è quella di produrre oltre alla spora un cristallo proteico, formato da una tossina(delta-endotossina) che è letale per gli insetti con ambiente intestinale alcalino come i lepidotteri (ph 9,5-12). Agisce paralizzando i muscoli dell’apparato digerente, bloccando così la nutrizione e provocando una degenerazione necrotica delle cellule dell’epitelio intestinale. Nematodi: sono invertebrati che appartengono al phylum dei Nematelminti, presentano un corpo allungato e sottile (vermiforme) privo di appendici e senza segmentazioni, hanno un movimento anguilliforme e le loro dimensioni variano da 0,2 a qualche mm di lunghezza. La lotta biologica utilizza nematodi che si comportano da parassiti obbligati,in quanto selettivi e sicuramente in grado di controllare le popolazioni litofaghe; tra le speci più importanti ci sono il genere Steinerma e Heterorabditis. Il metodo di penetrazione del nematode negli ospiti può essere di tipo attivo perforando la cuticola dell’ospite, o passivo, penetrando attraverso le aperture naturali (bocca,stigmi,ano)o per ferite. Questi nematodi vengono utilizzati in simbiosi con i batteri del genere Xenorhabdus,l'azione infettante inizia con la liberazione di batteri all’interno del corpo dell’ospite che provocano setticemia e morte dell’insetto,questo consente al nematode di nutrirsi, completando il suo ciclo di sviluppo e di riproduzione. Lo stadio di nematode utilizzato per la lotta biologica è larva di terza età, in quanto presentano una tipica doppia cuticola,che permette al nematode di persistere di più nell’ ambiente, rendendolo più resistente alle avversità biotiche e abiotiche e in grado di aggredire direttamente e attivamente gli ospiti. I vantaggi sono: -completa selettività nei confronti degli animali e dell’uomo -buona adattabilità agli ambienti purchè umidi -spiccata azione nei confronti dell’ospite, attivamente cercato -possibilità di diffonderli con normali attrezzature fitoiatriche e possibilità di un allevamento economicamente accettabile. Gli svantaggi - scarsa resistenza a ambienti secchi, per questo vengono considerati bioinsetticidi
2)Interventi meccanici o fisici
Gli interventi posso essere raggruppati per modalità e periodo di utilizzo, rispettivamente nelle fasi di: preparazione dei letti di semina; pre-semina; pre-emergenza; post emergenza della coltura. Preparazione dei letti di semina. Erpici leggeri a denti, a molle o a lame: con uno o due “ripassi” invernali (adeguatamente distanziati) dei terreni in tempera o gelati, si distruggono le infestanti nate nel periodo con minimo dispendio energetico. Pre-semina Erpici rompicrosta: consentono di rompere la crosta distruggendo le infestanti appena nate. Erpici strigliatori: in questa fase si utilizzano i denti di diametro maggiore (8-9 mm) per la rifinitura dei letti di semina e la distruzione delle infestanti fatte nascere con la tecnica della “falsa semina”. Attrezzi da pirodiserbo a pieno campo: in questa fase sono utilizzabili su infestanti nelle primissime fasi di sviluppo (1-3 foglie) e sono piuttosto efficaci. Pre-emergenza Bisogna tener conto di specifiche modalità di intervento a seconda delle specie, in quanto questa è una fase particolarmente delicata. E’ comunque consigliabile seminare sempre alla massima profondità consentita per tutte le specie; quelle a seme minuto e a semina superficiale sono a maggior rischio; anche il pirodiserbo può presentare una certa rischiosità. Sono utilizzabili:rompicrosta strigliatore e attrezzi da pirodiserbo Post-emergenza Per gli interventi sulla fila, l’efficacia degli interventi è frequentemente rapportabile ad una adeguata profondità di semina e a un adeguato investimento. Sono utilizzate macchine che riescono a controllare parzialmente le infestanti anche sulla fila, e ciò è particolarmente importante. Erpici rompicrosta: consentono di rompere la crosta distruggendo le infestanti allo stadio dicotiledonare intervenendo su colture arative quali girasole, mais, soia, sorgo e favino nelle primissime fasi (1-2 foglie). Erpici strigliatori: in questa fase sono da utilizzare preferibilmente i denti di diametro minore (6-7 mm) per distruzione delle infestanti nate e sviluppate fino allo stadio dicotiledonare. Velocità dell’intervento ed aggressività della regolazione dei denti vanno rapportati alle singole colture. Ad esempio si può intervenire su girasole (2-4 foglie), mais (1-3 foglie), soia (1-4 foglie), sorgo (1-2 foglie), favino (1-3 foglie), fagiolino (1-3 foglie), cipolla (10-12 cm). Il costo dell’intervento é estremamente contenuto Sarchia-rincalzatrici: appartengono a questo gruppo di macchine la sarchiatrice stellare o le comuni sarchiatrici a dischi e zappe. Viene effettuata contemporaneamente una operazione di sarchiatura fra le file e di rincalzatura sulla fila. Il controllo delle infestanti sulla fila tramite rincalzatura può risultare efficace su infestanti fino a 3-4 foglie vere, ne è consigliabile un utilizzo su tutte le specie rincalzabili e nei terreni più adatti. Sarchiatrici a dita rotanti: le funzioni sono le stesse della macchina precedente, le modalità leggermente diverse, in quanto sulla fila viene svolta una azione di leggero sgretolamento della costa efficace su infestanti fino allo stadio dicotiledonare. Sarchiatrici con denti elastici: le funzioni sono le stesse della macchina precedente: sulla fila viene svolta una azione di leggero sgretolamento della crosta e/o di rincalzatura. Attrezzi da pirodiserbo: sono necessari per utilizzi specialistici su alcune colture orticole. Per interventi tra le fila vengono proposte fresatrici, sarchiatrici, spazzolatrici, sarchiaseparatrici. Ogni macchina presenta sue specificità funzionali; generalmente risultano piuttosto efficaci anche su infestanti già sviluppate.
3)Per alimentazione biologica
Si intende quel tipo di allevamento animale che si avvale dell'impiego di sostanze "biologiche". Questo significa che la base su cui poggia questo particolare tipo di allevamento è tutto il sistema denominato "agricoltura biologica anche detta organica" ed in parte anche sul rifiuto delle sostanze chimiche di sintesi. Per tal motivo, gli allevamenti presenti oggi nelle aree marginali possono prestarsi senza troppi problemi ad essere convertiti in allevamenti biologici. Infatti una zootecnia che sia ecosostenibile ed ecocompatibile deve basarsi sul miglior rapporto tra animale ed ambiente naturale e deve esser presente sul territorio con il giusto carico per evitare di intaccare le risorse presenti negli ambienti naturali. Quanto appena detto, accostato all'impiego di alimentazione e sostanze biologiche, porta al nuovo concetto di zootecnia bioecologica con la quale si alimentano gli animali utilizzando prodotti biologici ed evitando l'uso di prodotti chimici di sintesi. Allo stesso tempo, con questa tecnica, si cerca di esaltare il benessere animale senza intaccare le risorse naturali presenti sul territorio. Nel progettare un allevamento biologico, bisogna rispettare alcuni standard: gli allevamenti devono sorgere in zone poco contaminate (lontano da industrie, arterie principali, centrali, inceneritori, discariche) e devono avere la possibilità di presentare pascoli in zone con terreno non inquinato. Zone molto vocate sono quelle montane e collinari che risultano meno esposte ad ogni tipo di inquinamento. Tipico allevamento bioecologico è rappresentato dalla conduzione semibrada in cui il bestiame si alimenta al pascolo per 8-10 mesi nutrendosi di foraggere spontane e vive per quasi tutto il tempo all'aperto. I pascoli in genere vengono recintati e divisi in più aree per gestire al meglio la risorsa disponibile e per permettere all'allevatore di non vigilare gli animali in ogni momento della giornata. Solitamente il periodo pascolativo senza integrazioni alimentari si estende da aprile a novembre per i bovini e gli equini mentre per gli ovicaprini è continuativo salvo i periodi in cui vi è presenza di neve o durante i parti. Gli animali al pascolo producono latte e carne di qualità (carne meno grassa ma con più osso, quindi la resa è piuttosto costante). In quanto si cibano di molte varietà vegetali e traggono il beneficio di vivere all'aria aperta. Il vantaggio è duplice in quanto, oltre ad avere una produzione biologica, l'allevatore è soggetto ad una riduzione delle spese necessarie all'alimentazione oltre a quelle sanitarie in quanto gli animali che vivono allo stato brado sono più resistenti alle malattie. La risorsa pascolo avvantaggia inoltre anche la fertilità dei terreni sui quali è rilasciata la sostanza organica derivante dalle deiezioni animali (una pecora di 70 Kg rilascia 4Kg/giorno - 1/3solide 2/3 liquide, mentre un bovino una quantità dieci volte superiore) Alimentazione Nella Zootecnìa bioecologica, l'alimentazione è basata su prodotti ottenuti da agricoltura biologica. Tuttavia è ammessa una percentuale pari al 20% di prodotti derivanti da agricoltura convenzionale. Il pascolo è l'alimento naturale più completo presente nelle zone collinari e montane mentre nei periodi di stabulazione è necessario spesso integrare con alimenti biologici quali l'erba medica, i prati polifiti ed i cereali oppure le leguminose,é vietato l'uso di additivi nel mangime quali gli aromatizzanti, i conservanti, l'urea, i regolatori di crescita ed i coloranti sintetici.
4)set-aside
Viene anche chiamato come ritiro dei seminativi dalla produzione o messa a riposo del terreno. Si esprime in percentuale della superficie coltivata ammessa a beneficiare di un aiuto. Il produttore può superare volontariamente il tasso di base obbligatorio. Le colture destinate a scopi non alimentari (biomassa, biocarburanti) sono autorizzate sui terreni messi a riposo. I principali obiettivi da perseguire nell’applicazione del set-aside sono quelli di conservare le superfici interessate in buone condizioni agronomiche, di proteggere il suolo dall’erosione e di ridurre al minimo la lisciviazione dei nitrati senza trascurare alcuni aspetti ambientali quali il mantenimento di condizioni idonee all’alimentazione, al rifugio ed alla riproduzione della fauna selvatica. Il set aside si può realizzare in 2 modi. Set-aside rotazionale. Sulla stessa superficie si alternano in successione negli anni delle colture produttive e alcuni anni i campi sono lasciati incolti Set-aside fisso. Creazione di una copertura vegetale permanente effettuando la semina di un miscuglio di graminacee e di leguminose su terreno adeguatamente preparato. Esecuzione di un’unica trinciatura della vegetazione nell’anno, solo a partire dal 10 luglio e non oltre il 31 agosto per permettere la schiusa delle covate,quindi permettere la fuga ai piccoli nati. Le principali specie che si riproducono all interno di questi terreni incolti sono i fasianidi (quaglia, starna e fagiano), leporini (lepre e silvilago) e passeriformi-alaudidi (allodola,cappellacia pispola). La siepe per essere tale deve essere formata di uno strato molto denso di cespugli bassi, di alcuni cespugli alti, di alberi e di una vegetazione erbacea alla base, aumentano la biodiversità dell’ambiente, impediscono di prendere il sopravvento a un numero limitato di specie sulle altre,. possono rappresentare una area di rifugio naturale di insetti ed acari utili, soprattutto se sufficientemente sviluppate e circondate da una fascia di erbe spontanee. Gli arbusti, gli alberi, e le erbe, infatti, si popolano di numerosi insetti predatori che facilmente si trasferiscono sulle coltivazioni circostanti, nutrendosi dei fitofagi dannosi alle specie coltivate. Le siepi come gli incolti permettono la nidificazione della fauna,se ben fornite da piante che producono frutti durante il periodo invernale(rosa canina,sorbo,corbezzolo..ecc)sono ottimi luoghi per la sosta di frugivori e di tante altre specie che al suo interno vi trovano un ampia gamma di insetti. Un’altra importante funzione che svolgono ma non di secondaria importanza,è quella di proteggere le colture agrarie dal vento, specialmente vicino alle coste marine dove la salsedine che può creare seri problemi e ridurre l'erosione superficiale dovuta alle piogge.
5) la frontiera del biodiesel
Il biodiesel è un carburante ottenuto da fonti rinnovabili quali oli vegetali e grassi animali, analogo al gasolio derivato dal petrolio. Il Biodiesel è un prodotto naturale utilizzabile come carburante in autotrazione e come combustibile nel riscaldamento, con le caratteristiche indicate rispettivamente nelle norme UNI 10946 ed UNI 10947. 1)è rinnovabile, in quanto ottenuto dalla coltivazione di piante oleaginose di ampia diffusione; 2)è biodegradabile, cioè se disperso si dissolve nell’arco di pochi giorni, mentre gli scarti dei consueti carburanti permangono molto a lungo; 3)garantisce un rendimento energetico pari a quello dei carburanti e dei combustibili minerali ed un’ottima affidabilità nelle prestazioni dei veicoli e degli impianti di riscaldamento. Come viene prodotto? Si ottiene dalla spremitura di semi oleoginosi di colza, soia, girasole e da una reazione detta di transesterificazione che determina la sostituzione dei componenti alcolici d’origine ( glicerolo ) con alcool metilico ( metanolo ). Il Biodiesel è una fonte energetica rinnovabile e come tale comporta anche un ciclo produttivo che interessa altri settori come l’agricoltura, parte dell’olio da trasformare può essere fornito da paesi del Centro- est Europa che dispongono di ampie superfici poco utilizzate. Se destinate a queste produzioni non genererebbero ulteriori eccedenze in ambito Comunitario. Per le zone povere del nostro territorio, (terreni marginali) in passato adibite a coltivazione ed attualmente abbandonate, che potrebbero fin da subito specializzarsi nella produzione di semi di colza, soia e girasole, dando così nuove opportunità al mercato del lavoro locale. Può essere anche ottenuto da oli vegetali usati, il cui recupero è stato disciplinato dal DLgs 5 febbraio 1997, n° 22, questo consente di sottrarre definitivamente gli oli vegetali usati dal giro dell’alimentazione zootecnica o da utilizzi ancora più pericolosi per la salute umana. La sua produzione è del tutto ecologica, poiché non presuppone la generazione di residui o scarti di lavorazione, la reazione di transesterificazione prevede la generazione di glicerina quale “sottoprodotto” nobile dall’elevato valore aggiunto, della quale sono noti oltre 800 diversi utilizzi. Il Biodiesel è utilizzabile direttamente poiché non richiede, alcun tipo d’intervento sulla produzione dei sistemi che lo utilizzano (motori e bruciatori),nell’autotrazione (motori diesel) puro al 100 % od in miscela con gasolio in qualunque proporzione, in tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel di recente concezione, in miscela con gasolio fino al 30- 40% su tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel, di qualunque età e può anche essere utilizzato come fonte di riscaldamento direttamente sugli impianti esistenti, sia puro che in miscela con gasolio in qualsiasi proporzione. Un confronto con il gasolio, il Biodiesel determina numerosi effetti positivi per l’ambiente:non contribuisce all’« effetto serra» poiché restituisce all’aria solo la quantità di anidride carbonica utilizzata da colza, soia e girasole durante la loro crescita, non contenendo zolfo, il Biodiesel non produce una sostanza altamente inquinante come il biossido di zolfo e consente maggiore efficienza alle marmitte catalitiche, diminuisce, rispetto al gasolio, la fumosità dei gas di scarico emessi dai motori diesel e dagli impianti di riscaldamento (70%). Riduce le emissioni di monossido di carbonio (- 35%) e di idrocarburi incombusti (- 20%) emessi nell’atmosfera, non presenta pericoli, come l’autocombustione, durante la fase di trasporto e di stoccaggio, non contiene sostanze pericolosissime per la salute quali gli idrocarburi aromatici come il benzene. La sua diffusione determina l’attivazione di un circuito virtuo la sua diffusione determina che promuove lo sviluppo di produzioni agricole non destinate alla alimentazione, quindi non generatrici di eccedenze.
M. 83
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